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Speciale Vinitaly 2013 – Prima giornata



Senza titolo 1 copia1 Speciale Vinitaly 2013   Prima giornataVERONA – In un’atmosfera da domenica italiana, da scampagnata fuoriporta nel giorno di festa, si è aperta l’edizione 2013 del Vinitaly di Verona. L’enorme spazio della fiera brulicava già dalle prime ore della mattinata di una miriade di uomini e donne, dai diciotto anni in su, moltissimi i giovani e qualche volto noto. Tutti andavano gaiamente incontro al festeggiato: il vino italiano. Il quale è parso da subito in ottima salute, nonostante la sua illustre vetustà, e per l’occasione ha sfoggiato i suoi abiti più belli. Si potrà semmai rimproverargli poca fantasia nei colori (bianco, rosso e rosato), ma se ne elogerà la sempre rinnovata capacità agli abbinamenti giusti e fantasia nei dettagli.

Tutti elementi che il padiglione del vino abruzzese ha mostrato con fierezza e semplicità: antiche cantine s’affiancano alle nuove, i più arditi hanno dato un tocco personale e giocato colle decorazioni, per lo più in stile minimal, per far brillare calici e bottiglie. Ma tutti sono lì a mostrare con orgoglio il frutto della terra, declinato in mille modi dalla passione.

Poiché però l’Abruzzo presenta a questo Vinitaly 2013, nel padiglione SOL&Agrifood, dedicato all’agroalimentare, una vastissima scelta dei migliori oli abruzzesi, con venticinque etichette differenti, è da lì che abbiamo iniziato. Non sembri strano al lettore che al Vinitaly noi ci siamo per prima cosa avvicinati all’olio: la calca generata intorno al vino e la tranquillità di questo padiglione ci hanno consigliati. Ma soprattutto al lettore non sfuggirà lo stretto legame che c’è tra olivo e vite, così generosamente presenti tra le nostre dolci colline che scendono all’Adriatico. Per il viticoltore è del tutto naturale, in un’epoca come la nostra che esalta le qualità territoriali e autoctone, passare dalla raccolta dell’uva a quella dell’oliva, dalla fermentazione del mosto alla spremitura del leccino, del gentile, della dritta e del tortigliere.

E’ parso così naturale alla Tenuta Sant’Ilario di Pineto (TE) produrre, insieme al vino, anche un pregiato olio che ha nome “Grand Cru”, fatto, come i grand cru francesi, con quattro differenti tipologie di olive, ciascuna di una provincia abruzzese: la dritta di Pescara, la gentile di Chieti, la rustica dell’Aquila e la tortiglione di Teramo. Un olio profumato e dal sapore persistente racchiuso in un’elegante bottiglia da mezzo litro, che si è meritata una menzione tra le eccellenze d’Italia del Gambero Rosso nel 2012: una produzione di cinquecento bottiglie numerate all’anno.

Nel solco della grande tradizione della spremitura a freddo dell’olio abruzzese sono invece i frantoi Farese e Rapino, entrambi nella provincia di Chieti.

Farese è presente ad Archi sin dalla seconda metà dell’Ottocento, ed oggi il giovane proprietario, Ezio Sirolli, lavora con la stessa cura e lo stesso scrupolo le mille piante della sua famiglia, in prevalenza gentile e leccino ma con una presenza di intosso, un’oliva da tavola che rende più morbido il sapore.

Frentano invece il frantoio Rapino, in Santa Giusta di Lanciano, che dalla fine del secolo scorso spreme le olive di 1800 piante di proprietà, per una produzione annua di 700 quintali d’olio, in prevalenza gentile, oltre a servire molti terreni circostanti con le sue macine a pietra e la sua tradizione consolidata.

Ma giunta l’ora di pranzo, e noi lieti d’aver gustato olii così raffinati (biasimando un poco la moda degli aromatici: all’aglio, al basilico, al peperoncino, e un po’ meno quelli ottenuti spremendo insieme olive e agrumi), e colmi i tavolini di un frugale paninaro all’aperto, sotto il cielo grigio che sempre minaccia pioggia, finalmente raggiungo il padiglione 11, tutto nuovo, che ospita l’Abruzzo.

Poiché la polemica non ci è estranea, diremo subito, rovinando il giorno di festa, che questo è un padiglione periferico, lontano dal flusso oceanico che attraversa la Campania, la Toscana e le Marche. In verità, il padiglione che oggi ospita le Marche era fino all’anno scorso quello dell’Abruzzo; poi, in virtù di un prezzo interessante e vantaggioso, l’Abruzzo ha accettato di trasferirsi in questo nuovo padiglione, l’ultimo della fiera, che visitatori coraggiosi e indefessi scelgono di raggiungere. Non tutti hanno cambiato location, e alcuni, come Masciarelli, sono rimasti nel vecchio padiglione, in mezzo a produttori alloctoni.

Ma insomma, nel padiglione 11 i vini abruzzesi fanno bella mostra di loro. Subito risalta all’occhio, in quest’ora prandiale, il lungo espositore dei vini del consorzio “Colline Teramane”, tanto più che in uno spazio ristorazione gli avventori gustano squisitezze abruzzesi cucinate dalla Locanda Manthoné di Pescara.

Abbiamo incontrato il presidente del consorzio, Alessandro Nicodemi, che ci spiega le ragioni della sua creazione: “Il consorzio ‘Colline Teramane’ riunisce 75 produttori, per un totale di un milione di bottiglie all’anno di eccellente Montepulciano d’Abruzzo. Da dieci anni combattiamo insieme per far passare un modo di promozione del territorio che passa attraverso un suo elemento identitario: il Montepulciano d’Abruzzo DOCG, appunto.

In un momento di crisi come il nostro, in cui le spese per il turismo sono ridotte al minimo, è importante fare squadra. E’ importante anche la misura 133, il piano di sviluppo rurale che prevede spese per la promozione per il 70% a fondo perduto e per il 30% lasciato all’iniziativa privata.

Attraverso queste misure, abbiamo portato anche qui al Vinitaly un’idea di territorio, illustrata anche dalle foto di Mario Giacomelli, che ritraggono una Scanno in bianco e nero, e dall’esaltazione dello slow food. Inoltre il nostro è un consorzio con un’alta presenza femminile”.

Lo conferma Laura Montori, erede della storica cantina di Controguerra fondata da suo padre Camillo: “Gli abruzzesi caratterialmente sono poco propensi al fare squadra. Se aggiungiamo anche una fortissima carenza di strutture ricettive e una mai pianificata politica turistica, emergono assai chiaramente i limiti della promozione dei prodotti e del territorio abruzzese. Ma prima di cercare il consenso all’estero dobbiamo consolidare l’immagine dell’Abruzzo, attraverso il vino, in casa nostra, dall’Abruzzo all’Italia”.

Ma dopo tutto questo parlare di Montepulciano, una grande voglia di bianco ci assale. Così ci accingiamo allo stand Cataldi Madonna, antico e aristocratico vignaiolo di Ofena, in provincia di L’Aquila, chiamato per il suo eccezionale microclima “il forno d’Abruzzo” che permette agli acini, come ci spiega l’erede Lorenzo Pellegrini, di maturare superbamente durante il giorno caldo dell’estate e di trattenere tutti i profumi e le qualità la notte, quando le montagne aquilane fanno abbassare drasticamente la temperatura. Cataldi Madonna propone dal 1996 il suo magnifico Pecorino, che si attesta così come il più antico d’Abruzzo, affinato un anno in bottiglia.

Dal 1853 invece Ciavolich coltiva tra Miglianico, Pianella e Loreto Aprutino i suoi vini, tra cui spicca un particolarissimo Pecorino che fermenta per qualche mese in botti di rovere: il profumo e la freschezza, caratteristiche classiche del Pecorino, vengono meno in favore di una maggiore rotondità e robustezza del sapore. Che piaccia o meno, è un prodotto originale, da assaggiare.

Ma se ci affacciamo verso Torano Nuovo, sui cinquanta ettari lì che il Barone Cornacchia possiede dal XV secolo, la giovane figlia del barone, anche lei una donna del consorzio Colline Teramane, ci presenta subito il suo Montepulciano, rivendicando per le sue vigne il primato d’aver mandato in giro per l’Abruzzo cloni del rosso acino, e che quindi gran parte dei rossi d’Abruzzo sono prodotti con vigne di Torano. Sarà verò? Certo è storia affascinante.

Ma già l’ora dell’uscita s’avvicina, e noi stanchi e felici ci avviamo verso il lago di Garda, qui ad un tiro di schioppo, per pasteggiare. Chissà se troveremo sulla carta dei vini qualche vino nostrano.

Stupore, infine, per la quantità straordinariamente esigua di ebbri alla fine della giornata. Rimostranze agli espositori che svuotano nelle fogne le bottiglie di vino rimaste a metà.

Oggi seconda giornata di Vinitaly: siete curiosi di sapere cosa abbiamo assaggiato per voi? In serata il dispaccio.

 

Marzio Maria Cimini

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