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Ricordare Pietro e i Cascella, un dovere del Comune di Pescara


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Pietro Cascella

di Laura de Benedictis e Giorgio D’Orazio

 Il 18 maggio del 2008 moriva Pietro Cascella, scultore, pittore e ceramista, nato a Pescara nel 1921 ed erede della grande famiglia artistica che ebbe come capostipite e ispiratore ineguagliabile quel Basilio che fu un’anima fondante del panorama artistico abruzzese tra Ottocento e Novecento.

A cinque anni dalla scomparsa dell’artista, il Comune di Pescara non ha ancora promosso nessuna iniziativa per celebrare adeguatamente uno dei suoi figli più illustri, ed è in seguito a tale dimenticanza che la consigliera comunale del PD Paola Marchegiani ha presentato, con altri consiglieri del gruppo, una mozione affinché a Palazzo di Città si prenda l’impegno a favore di un valido progetto di commemorazione dell’illustre concittadino, un artista del quale possiamo vantare opere monumentali, veri e propri simboli contemporanei di Pescara.

Quello proposto dalla Marchegiani è un impegno di certo doveroso per una città dalle grandi e svariate potenzialità nel settore culturale ma che troppo spesso continua a chiudersi solo nella torre d’avorio di un eterno ricordo, quasi mitologico, di Gabriele d’Annunzio.

Però, celebrare Pietro Cascella potrebbe e dovrebbe essere l’occasione per riscoprire una grande stagione artistica pescarese e soprattutto per ricordarne un altro emblematico protagonista, il fratello Andrea, esponente della scultura Informale italiana del secondo dopoguerra. Andrea Cascella nacque a Pescara nel 1919, si formò presso l’atelier del padre Tommaso per poi trasferirsi a Roma assieme a Pietro, con il quale collaborò per la realizzazione di numerose opere tra cui il progetto per il famoso Monumento ai caduti di Auschwitz. Fu capacissimo direttore dell’Accademia di Brera e si affermò sia in Europa che negli Stati Uniti grazie a prestigiose collaborazioni. Nel 1964 vinse il Gran Premio della Scultura alla Biennale di Venezia per la celebrata opera “Il cavaliere nero”, un capolavoro assoluto che ad oggi abbiamo la fortuna di conservare presso il Museo Cascella della nostra città, patria dove Andrea evidentemente non è profeta.

Sembra dunque doveroso il proposto ricordo di Pietro Cascella, ma con la consapevolezza che non può prescindere da quello di Andrea, perché entrambi, insieme, hanno portato avanti il nome di questa nota e invidiabile dinastia di artisti (dopo Basilio, i figli Gioacchino, Michele e Tommaso, ed i citati figli di quest’ultimo, anche Tommaso jr e Matteo Basilé), fautori di una grande eredità culturale lasciata alla collettività pescarese anche attraverso il Museo Civico Cascella, un unicum che necessita di un degno rilancio.

Insomma il sodalizio dei due artisti, che restano parte di un pezzo importante della Storia dell’Arte in Italia e all’estero, invita ad una commemorazione congiunta di entrambi. Ed ivnitano alla stessa conclusione anche alcuni versi dello stesso Pietro che, alla morte di Andrea nel 1990, scrisse: «Siamo stati due vele della stessa nave / mio fratello e io. / Ora sono rimasto solo / a tirare nell’ultimo vento forte / il legno nella tempesta della vita / sempre più al largo / dove la riva sta scomparendo».

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