Pescara Calcio: un mese nero da chiudere, un finale ancora da scrivere
Il punto sulla difficile situazione attuale della Pescara Calcio
Già da tempo, le premesse per un finale di stagione tutto in salita si erano palesate sotto gli occhi di tutti, ma che questa salita potesse diventare una scalata alpinistica o uno dei più ardui “tour della montagna” da affrontare, sinceramente non era nè in previsione nè auspicabile da parte di ogni addetto ai lavori o tifoso.
Gli avvenimenti intercorsi in queste ultime settimane, dei quali abbiamo già discusso, non solo non hanno trovato una reazione sportiva e umana positiva, ma hanno avuto invece un proseguio più terribile e temibile. Quella che era stata descritta un pò da tutti coma la giornata della rinascita e della svolta è diventata un crocevia di sofferenza, tragicità, interrogativi e silenzio. Come se non fossero bastati i già funesti accadimenti dei giorni precedenti, un’ennesima disgrazia si è abbattuta sul sodalizio biancoazzurro e tutto il mondo dello sport.
Lo scorso sabato il forte centrocampista di scuola atalantina Piermario Morosini è deceduto durante l’incontro di calcio Pescara-Livorno: tutto questo davanti alle migliaia di spettatori presenti allo stadio o sintonizzati sui maggiori canali sportivi televisivi.
Una morte “in diretta” che ha sconvolto tutto l’universo sportivo e che ha portato,come logica ed opportuna conseguenza, l’interruzione dell’intera programmazione calcistica italiana prevista per il week-end. L’immediata reazione è stata di shock e lacrime da parte di tutti, incondizionatamente, con la nascita, altrettanto immediata, di svariate e nobili iniziative a tutela e sotegno della famiglia di Piermario, in ricordo del suo nome, ora e sempre.
Data la dinamica, questa scomparsa è ormai nota nella sua cronostoria e nei suoi dettagli in tutto il mondo; meno note e meno chiare sono le cause e le eventuali responsabilità legate a questa tragedia. Se può infatti delinearsi una zona d’ombra circa la diagnosi finale post autopsia, da rimandarsi in base alle legislazioni del caso, non può dirsi altrettanto per ciò che concerne l’operazione di soccorso avvenuta sul manto dello Stadio Adriatico.
E’ un fatto acclarato, e sotto l’attenzione degli organi competenti, il forte ritardo nell’intervento dell’ambulanza, a quanto pare impossibilitata all’ingresso sul campo da una vettura della polizia municipale parcheggiata in modo scriteriato, come altrettanto oggetto di analisi è il mancato utilizzo del defibrillatore da parte dello staff medico ed, in ultimo, il teatrino squallido al quale si è dovuto assistere in Lega circa l’organizzazione di eventuali date per recuperi o slittamenti della giornata di campionato.
Ciò che è davvero certo è che questa già nerissima pagina dello sport italiano non avesse bisogno di scrivere nei suoi titoli principali anche parole di dubbio o accusa ma tant’è, e, d’altronde, le tempeste giudiziarie che si abbattono giornalmente sul calcio di casa nostra non fanno altro che diagnosticare qualcosa di malato non solo nei suoi protagonisti e attori principali, ma anche in coloro che vivono e lavorano a latere.
In tutto questo marasma, il colpo di grazia ai colori biancoazzurri ed ai suoi portabandiera lo ha dato la notizia della prematura scomparsa del padre di Danilo Soddimo, centrocampista romano in forza alla compagine adriatica, al quale vanno le più sentite condoglianze.
Che dire? Gli aggettivi ed i termini per continuare ad appellare questa situazione surreale sono finiti e nemmeno si ha più voglia di cercarne nuovi. In questo momento di tremenda angoscia parlare di calcio è diventato davvero difficile ed è necessario, quindi, cercare di mettere ordine tra mille sentimenti, pensieri e parole.
Il campionato di calcio riaprirà i battenti molto presto, facendo tornare prepotentemente in primo piano le analisi tecniche e le polemiche bollenti, mettendo un pò nell’angolo tutti gli aspetti emotivi di questi giorni, seppur con la tristezza ed il ricordo di “Moro”: il grande circo ricomicerà con le sue attrazioni migliori.
Riprendendo il discorso da dove era stato interrotto, ecco che il ruolo di apripista viene assegnato proprio al Pescara.Venerdì sera la compagine di mister Zeman sarà di scena all’Euganeo di Padova in quello che sarà, senza dubbio, per entrambe le formazioni, un banco di prova fondamentale dal quale si attendono risposte significative agli interrogativi che stanno minando il percorso finale di questa stagione di ambedue le società.
Uno scontro al vertice che di sicuro è un macigno per i nostri ragazzi. Tornare al calcio così velocemente, e farlo per primi dopo essere stati i protagonisti in prima persona dell’evento tragico di sabato scorso, sa davvero di beffa e scherzo di pessimo gusto. Ma la Lega di B ha abituato a questo e ben altro. Dopo aver concesso (GIUSTAMENTE) il rinvio alla squadra del Livorno ancora sotto shock, quantomeno ci si attendeva più delicatezza nel ritagliare al Pescara almeno un palcoscenico più postumo e riservato. E, dato che al peggio non c’è mai fine, qualcuno, nella stanza dei bottoni, ha deciso che il match con i toscani andrà recuperato in data 15 maggio, esattamente a cavallo tra le sfide (FONDAMENTALI) che attendono il Pescara a Genova con la Samp ed in casa con il Toro, rimandando, oltretutto, la sfida direttissima tra quest’ultimo ed il Sassuolo sempre al 15 maggio, incomprensibilmente aggiungerei: la data iniziale del 25 aprile è stata precipitosamente sostituita con quella del recupero del Pescara. La domanda, per qualsiasi osservatore, ancor più che essere spontanea, è d’obbligo: ma come si può rimandare così a lungo una partita così determinante per i vertici della classifica, fino al punto che davvero potrebbe non avere lo stesso significato per entrambe le compagini? Ciò che viene in mente è che si stia rasentando il ridicolo e la superficialità massima nell’organizzazione di uno sport, minandone la credibilità. Sono certo che tante delle nefandezze alle quali assistiamo durante un campionato siano dettate dalle leggi ferree del calcio-business e dai palinsensti folli, ma certamente non si dimentichi che alla fine sono gli uomini che governano il calcio a prendere le decisioni e a far si che vengano tutelate le regole sportive ed etiche garantendo la validità dei verdetti finali. Avendo già assistito a prese di posizione quantomeno discutibili da parte di questi ultimi in merito alle conduzioni del campionato, e mi riferisco a reiterate decisioni errate riguardanti il Delfino ed altrettante designazioni arbitrali provocatorie (vedasi Viti in Pescara-Bari), viene facile all’istante dare retta al detto ”a pensar male si azzecca…”.
A questo punto arriva il calcio giocato,o meglio, quello che si prova a giocare.
Pescara-Padova sarà uno spartiacque per poter capire a fondo quale sia la reale situazione della squadra di Zeman e nella mente e nelle gambe. I trenta minuti giocati con il Livorno sono stati a dir poco imbarazzanti, almeno per ciò che ha riguardato la difesa, e bisogna capire definitivamente se va suonata la campana di allarme. Ripeto, tutto ciò che è accaduto non ha aiutato sicuramente i nostri ragazzi nello spirito, ma ora è necessario tornare sul campo; ed è da lì che devono arrivare le risposte. Siamo o non siamo in grado di fronteggiare, rialzarci e reagire a quanto accaduto? E’ nelle nostre corde oppure no ribaltare un finale che tutti vogliono dare per scritto con la nostra dipartita? Comunque vada, venerdì avremo più coscienza di ciò che sarà. Errori, date improbabili, provocazioni non sono più realtà che questa società può accettare a cuor leggero. Questa squadra e questa piazza sono un patrimonio da tutelare. Allora forza, signori, vediamo di che pasta siamo fatti.
Alessandro Occhiocupo



