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Liberate in mare le due tartarughe curate dal Centro Studi Cetacei



foto6 1 Liberate in mare le due tartarughe curate dal Centro Studi CetaceiPESCARA – Ieri, intorno alle 17.30, hanno raggiunto le tre miglia dalla costa a bordo della motovedetta della Capitaneria di Porto e poi, grazie a un sommozzatore, sono state riportate nel loro Adriatico dove, dopo pochi minuti necessari per riprendere confidenza con l’ambiente, dopo sette mesi di cure e di riabilitazione nel Centro studi Cetacei, hanno ricominciato a nuotare trovando la propria strada e riconquistando la libertà. Sono le due tartarughe Caretta Caretta,  la prima di vent’anni d’età, la seconda di 14 anni, spiaggiate e curate grazie ai fondi europei assegnati al Comune di Pescara nell’ambito del progetto di Cooperazione Transfrontaliera Net-Cet, che vede la nostra città capofila di un partneriato con altre città italiane e dei Balcani. Ad accompagnarle nel loro viaggio sono stati i veterinari che le hanno salvate e per sette mesi hanno seguito la loro ripresa con gli studenti della scuola media Mazzini nell’ambito del progetto  dell’Associazione ‘Scienza Under 18’ con la professoressa Carla Antonioli.

“L’operazione odierna ha ulteriormente rafforzato la nostra volontà di realizzare a Pescara il primo ospedale per animali marini e cetacei del centro Adriatico”, ha detto il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, che, con l’assessore alla Tutela degli Animali, Maria Grazia Palusci, il comandante della Direzione marittima, Luciano Pozzolano e il dottor Vincenzo Olivieri, hanno seguito l’operazione di reimmissione in mare delle due tartarughe.

“Fa bene l’amministrazione comunale a dire che le tartarughe sono state curate con fondi europei: infatti per il loro recupero sono stati utilizzati soldi miei e degli altri sette volontari, tutti cittadini europei, e dunque utilizzando fondi europei!”, dice con esemplare ironia il dott. Vincenzo Olivieri, responsabile del Centro Studi Cetacei Onlus, che precisa: “Il comune di Pescara è partner di un progetto transfrontaliero di tutela dei Cetacei e delle tartarughe e riceverà fondi per l’allestimento di un “ospedale per le tartarughe” e per tutti gli aspetti tecnico-scientifici si avvarrà della consulenza del Centro Studi Cetacei. Allo stato attuale, queste tartarughe come quelle riabilitate negli ultimi 20 anni non hanno goduto di alcun contributo se non di quello proveniente dalle tasche dei volontari”.

“Nel settembre del 2012 – ha ricordato il sindaco Albore Mascia – Pescara è stata ammessa al finanziamento del programma Europeo Net-Cet di Cooperazione Trasfrontaliera Ipa Adriatico e che ci vede partner del Comune di Venezia, dell’Università di Padova, della Fondazione Cetacea, e poi di alcuni Enti istituzionali della Croazia, Albania, Montenegro, Slovenia e dello stesso Wwf Italia. Obiettivo del progetto è ovviamente lo sviluppo di strategie comuni per attività di valorizzazione e di tutela dell’ambiente marino e della sua ‘popolazione’, come le tartarughe che sono a rischio estinzione. Il punto caratterizzante dell’intero progetto è ovviamente la localizzazione a Pescara del primo ospedale per animali marini, una struttura in cui si farà formazione a tutti i livelli con i bambini in età scolare, con i biologi, la Capitaneria di porto, e con tutti i soggetti normalmente coinvolti in caso di spiaggiamento di cetacei o tartarughe. In Adriatico esistono già due strutture simili, a Venezia e a Riccione, e quella di Pescara si andrà a collocare cercando di colmare una carenza del centro-sud. E ricordiamo anche che la durata del progetto è di tre anni, ma al suo termine resterà sul territorio una struttura all’avanguardia, l’ospedale, che continuerà a operare, camminando con le proprie gambe e con attrezzature innovative: complessivamente l’ospedale dovrà essere dotato di 16 vasche, di cui 15 vasche di stabulazione, 2 metri per uno, e una vasca grande per la riabilitazione al nuoto prima della reimmissione in mare; poi ci sarà un ambulatorio veterinario per clinica e chirurgia, e un centro diagnostico con apparecchiature radiologiche. Nella struttura lavoreranno 3 persone fisse e diversi volontari, anche perché un ospedale presuppone un lavoro continuo sulle ventiquattro ore in termini di reperibilità e per tale ragione stiamo cercando uno spazio idoneo sul territorio in cui poter ospitare una struttura di tale rilevanza. Complessivamente il progetto Net-Cet è stato finanziato per 145mila euro, di cui 50mila euro destinati alla realizzazione del Centro di primo soccorso. Intanto oggi pomeriggio si è svolta la fase operativa del progetto Net–Cet, ovvero il recupero delle tartarughe spiaggiate: due gli animali che oggi abbiamo riportato in Adriatico, ossia la prima tartaruga, 20 anni di età, trovata sulla costa abruzzese, catturata accidentalmente e con gravi problemi respiratori; la seconda, 14 anni, trovata a San Domino, sulle Isole Tremiti, recuperata moribonda da un sommozzatore, ha avuto bisogno di diversi interventi chirurgici. Entrambe, dopo sette mesi di cure, sono state ritenute idonee al rilascio.

Il dott. Olivieri ci ha fatto anche avere questa nota di approfondimento, che volentieri pubblichiamo:

Le specie di tartarughe che regolarmente o saltuariamente frequentano le acque territoriali e le coste italiane sono incluse nei principali strumenti legislativi mondiali e comunitari a causa del loro status di conservazione (Convenzione di Barcellona, Berna, Bonn e Washington insieme alla Direttiva Habitat e al Regolamento 1967/2006/CE).

In particolare, la tartaruga comune (Caretta caretta) ha una distribuzione cosmopolita; è presente nelle zone temperate, nelle zone tropicali e in quelle sub-tropicali degli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano ed è limitata, nella sua estensione latitudinale, dalle condizioni termiche delle acque.

Nel Mar Mediterraneo rappresenta la specie più diffusa e comune, essendo presente in tutto il bacino, seppure con densità variabili in relazione alla stagionalità, alla località geografica e alla diversa frequentazione delle aree a seconda dello stadio di maturità raggiunto e della fase del ciclo riproduttivo.

Le aree di nidificazione note per il Mar Mediterraneo corrispondono prevalentemente alle spiagge sabbiose delle coste centro-orientali del bacino e, in particolare, Grecia, Turchia e Cipro oltre a aree in Libia, Tunisia, Egitto, Libano, Israele e Siria.

Nel territorio italiano, la costa ionica centro-meridionale della Calabria è l’area principale di nidificazione, per consistenza e regolarità annuale del fenomeno. Un’altra area di nidificazione, seppur non annuale, è quella delle Isole Pelagie, come Linosa e Lampedusa e, poi, in misura minore, la Sicilia meridionale. A queste vanno aggiunte le nidificazioni occasionali in Puglia, Campania e Sardegna.

L’Adriatico rappresenta una delle importanti aree di svernamento individuate in Mediterraneo.

Si tratta di una specie oggetto di regolamentazioni a scopo conservazionistico in molti Paesi che la contemplano nella loro fauna. Per quanto riguarda l’Italia, esiste al momento un unico Piano d’Azione adottato, inerente la sua conservazione nelle Isole Pelagie, corredato da protocolli per la gestione dei Centri di Recupero delle tartarughe marine e utilizzato per la stesura delle “Linee guida per il recupero, soccorso, affidamento e gestione delle tartarughe marine ai fini della riabilitazione e per la manipolazione e rilascio a scopi scientifici”, tuttora in itinere.

Il Centro Studi Cetacei – Associazione per lo studio dei Mammiferi e dei Rettili marini è il gruppo di ricerca della Società Italiana di Scienze Naturali. Nato nel 1985, il Centro Studi Cetacei Onlus è riconosciuto dai Ministeri competenti come idoneo punto di riferimento e di coordinamento per gli interventi e gli studi sui Cetacei e sulle tartarughe marine lungo le coste italiane

Il lavoro svolto fino ad oggi è stato notevole ed ha consentito il salvataggio di numerosi animali feriti o catturati accidentalmente. E’ stato anche possibile il recupero e la conservazione nei Musei di numerosissimi reperti osteologici di alto valore scientifico, oltre all’attivazione e al coordinamento di molte ricerche specialistiche che hanno incrementato notevolmente le conoscenze sui Cetacei e sulle tartarughe marine dei nostri mari per la loro conservazione. A tale scopo è stata attivata una complessa rete di cooperazioni specialistiche con Istituti di ricerca e Musei naturalistici.

Il Centro Studi Cetacei Onlus si avvale, infatti, da sempre della collaborazione di A.U.S.L., Istituti Zooprofilattici Sperimentali, Università, Capitanerie di Porto, Corpo Forestale dello Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, ecc.

In Abruzzo, il Centro Studi Cetacei Onlus gestisce, da diversi anni, il Centro di Recupero per le tartarughe marine, realizzato dal Comune di Montesilvano presso l’Ufficio Locale Marittimo della Capitaneria di Porto di Pescara (Guardia Costiera) sito in via Inghilterra.

Il Centro costituisce  la base operativa per tutte le attività di recupero, diagnosi , cura e rilevamento dei dati sulle tartarughe marine.

Per queste finalità, la struttura che ospita il Centro si avvale di un ambulatorio veterinario interno con attrezzature di base e vasche di stabulazione, per la cura e la riabilitazione delle tartarughe ferite o malate.

Lo staff operativo è costituito da medici veterinari, da biologi marini e dal personale della Capitaneria di Porto.

L’attività del Centro inizia con la segnalazione da parte di privati cittadini, o di pescatori o delle Autorità, di tartarughe spiaggiate o catturate accidentalmente dalla flotta peschereccia lungo le coste dell’Abruzzo e del Molise.

Dopo le operazioni di recupero svolte dal Centro Studi Cetacei e dalla Guardia Costiera per portare gli esemplari nel Centro, gli stessi vengono sottoposti a visita veterinaria.

I problemi maggiormente riscontrati sono causati dall’attività di pesca e nautica.

Nella maggior parte dei casi si tratta di animali catturati accidentalmente: con i parangali (lunghissime lenze armate di un gran numero di ami) utilizzati per la pesca di grandi pesci come  i tonni, con le reti da “posta” disposte parallelamente alla costa nelle quali rimangono impigliati, oppure  pescati con le reti da pesca a  strascico.

A seconda del tipo di sistema di pesca si hanno problemi sanitari differenti che vanno dalla presenza di ami nell’apparato digerente ai sintomi da annegamento.

Molti sono, inoltre, i danni prodotti dalle imbarcazioni, soprattutto da diporto: amputazioni di arti, lesioni della corazza e del becco corneo. Durante la visita clinica, vengono effettuate tutte le misurazioni e tutte le indagini necessarie.

L’equipe veterinaria può intervenire, quindi, operando chirurgicamente l’animale e/o somministrando le terapie adeguate, con la finalità di rendere il soggetto idoneo a una reintroduzione nel suo ambiente.

Alla tartaruga viene applicata una targhetta identificativa recante una sigla ed un numero che rende l’animale riconoscibile nel caso venga di nuovo catturato anche in luoghi lontanissimi da quello del rilascio.

Una volta curati e, quando le condizioni atmosferiche sono favorevoli, gli esemplari vengono rilasciati in accordo con gli Enti competenti.

Tale attività ha non solo una enorme importanza da un punto di vista conservazionistico ed educativo, ma, ha, anche, un notevole richiamo mediatico vista la naturale simpatia suscitata da questi splendidi animali nei confronti dell’opinione pubblica.

Le attività di sensibilizzazione ed informazione del pubblico vengono svolte dal Centro Studi Cetacei Onlus in collaborazione con il Museo del Mare del Comune di Pescara, nel quale è stata allestita una speciale sezione dedicata agli animali marini protetti, in particolar modo Mammiferi e rettili del Mediterraneo.

Da ottobre 2012, il Comune di Pescara è partner di un progetto per la conservazione di Cetacei e tartarughe marine nell’Adriatico: il Progetto NETCET avvalendosi della consulenza del Centro Studi Cetacei Onlus.

Il Progetto NETCET è finanziato dal Programma IPA Adriatico di Cooperazione Transfrontaliera, nell’ambito della priorità 2 “Risorse naturali e culturali e prevenzione dei rischi”.

Scopo di NETCET è lo sviluppo di strategie comuni per la tutela dei Cetacei e delle tartarughe marine nel Mar Adriatico grazie a una cooperazione pan-Adriatica. Per far ciò si è avviata una campagna di sensibilizzazione delle popolazioni che abitano o che frequentano le coste dei Paesi che si affacciano sul Mare Adriatico, soprattutto per quanto riguarda i pescatori e i diportisti, due figure che possono far molto per la salvaguardia dei Cetacei e delle tartarughe marine.

Sempre nell’ambito del progetto, si prevedono le seguenti attività:

  • corsi di formazione e workshop per lo scambio di esperienze tra partner del progetto e organizzazioni operanti nel campo della tutela di cetacei e tartarughe marine,
  • apertura/miglioramento di centri di soccorso per tartarughe marine,
  • creazione di un database per la raccolta dati su cetacei e tartarughe marine,
  • redazione di una proposta per la creazione di un’unità adriatica d’emergenza, in grado di reagire attivamente in caso di spiaggiamenti di massa o emergenze ambientali,
  • pianificazione di un programma coordinato di monitoraggio per accrescere la disponibilità dei dati e migliorare le conoscenze relative alla tutela di cetacei e tartarughe marine.

Oltre al Comune di Pescara, il Progetto NETCET, vede la partecipazione di 13 partner situati in diversi Paesi del bacino adriatico: Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro e Albania:

1)      Comune di Venezia (IT) – capofila;

2)      Università di Padova, Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione (IT);

3)      Comune di Pescara (IT);

4)      Fondazione Cetacea (IT);

5)      Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (IT);

6)      WWF Italia (IT);

7)      Università di Primorska, Centro di Scienza e Ricerca (Slovenia);

8)      Istituto Nazionale per la Protezione della Natura (Croazia);

9)      Istituto Blue World per la Ricerca e la Conservazione Marina (Croazia);

10) Centro Educativo Marino di Pola (Croazia);

11)   Istituto di Biologia Marina (Montenegro);

12)  Società Albanese di Erpetofauna (Albania);

13) Associazione per la Protezione della Fauna Selvatica Marina dell’Albania (Albania).

Mentre gli associati sono:

1) l’Istituto della Repubblica Slovena per la Conservazione della Natura (Slovenia);

2) Regione Veneto – Unità di Progetto Foreste e Parchi (IT);

3) Regione Emilia-Romagna – Direzione Generale Ambiente, Difesa del Suolo e della Costa (IT);

4) Regione Marche – Biodiversità, Rete Ecologica e Tutela degli Animali (IT).

 

Il Progetto NETCET iniziato nell’ottobre 20012 terminerà nel settembre 2015.

Il Comune di Pescara ha stipulato una convenzione con il Centro Studi Cetacei Onlus che lo vede come scientific external partner e che collaborerà con il Comune per la realizzazione di tutte le fasi previste dal progetto.

Inoltre, l’Assessorato Politiche e Tutela del mondo animale del Comune di Pescara, con la collaborazione del Centro Studi Cetacei Onlus, istituirà sul proprio territorioun nuovo, più ampio e più moderno centro di primo soccorso per il recupero e la riabilitazione delle tartarughe marine ferite.

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