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La nuova frontiera della protesta studentesca


porteste La nuova frontiera della protesta studentesca

Uno striscione esposto in zona Porta Nuova a Pescara (foto emmetì)

Autunno: cadono le foglie, si accendono i caloriferi, tornano gli scioperi degli studenti. E’ un fatto fisiologico, come la temperatura che scende o i capelli che imbiancano. Non ci si può fare niente: si sciopera e si continuerà a scioperare indipendentemente dai motivi, dai Governi, dai Ministri, dalle Riforme. Si sciopera per scioperare. Meglio, chi è stato studente dagli anni ’90 in poi sa bene che si sciopera per alcuni, precisi motivi: il primo è, naturalmente, non andare a scuola: si esce di casa la mattina per andare a scuola (le superiori sono particolarmente adatte allo scopo), davanti al portone si trovano capannelli vocianti su cui sovrasta la parola “sciopero” o “manifestazione”, tutti sinonimi della parola suprema “filone”, e si cambia idea mano a mano che il gruppo si fa più consistente: non si entra più in classe, ma si brancola per un paio d’ore nella città berciando qualche infamia contro qualcuno e poi si va allegramente a fare una passeggiata, specie se la giornata è bella. Lo studente tornerà a casa, spiegherà al genitore le circostanze che lo hanno allontanato dalle lezioni, si farà per qualche minuto tribuno delle alte motivazioni della manifestazione, il genitore si farà comprensivo, ricorderà i suoi filoni e le sue proteste, e firmerà la giustificazione.

Certo, bisogna ammettere che qualcuno nella manifestazione e nella protesta, con qualche confusione inevitabile, pure ci crede: ma sono pochi, il loro impegno si perde nella marmaglia, sono degli utili idioti, servono alla massa per evitare il giorno di scuola, specie se comprensivo di prova scritta/interrogazione.

Alcuni ancora resistono, svicolano, temono la reazione paterna o professorale, con agilità –sono spesso i più piccoli – passano sotto alle braccia di quelli, più grandi, che si mettono davanti al portone per evitare che il giorno di filone perda di legittimità nell’esiguità del numero dei partecipanti, ed entrano regolarmente in classe: sono i crumiri, e la loro nemesi è che il professore, resosi conto che in classe ci sono quattro gatti, non farà lezione, ma leggerà il giornale o al massimo ricorderà di quando anche lui faceva filone, manifestazioni, proteste, cannette, ma puntualizzerà che erano altri tempi, e non ammetterà questo filone, questa protesta, queste cannette.

I Governi centrali e regionali, o all’uopo comunali, offrono sempre allo studente motivo per sfilare nelle strade di tutte le città del Paese provviste di Scuola media superiore: tagliano ferocemente i soldi per qualunque attività extracurriculare, tagliano orrendamente gli stipendi e il personale, tagliano le teste agli studenti svogliati con bizzarre riforme per reintrodurre il voto di condotta, o comunque si macchiano del crimine terribile di voler a tutti i costi riformare qualcosa che tanto continuerà a non funzionare. Se prendesse a funzionare, d’altra parte, non ci sarebbero più motivi di sciopero, e questo addolorerebbe profondamente gli studenti tra i 14 e i 19 anni.

Ora, ai classici motivi di sciopero, se n’è aggiunto uno tutto nuovo, furbissimo: esso tocca i nervi scoperti della comune sensibilità, accoglie immaginariamente nella protesta tutte le categorie di esseri con un cuore ancora pulsante, potenzialmente tutto il genere umano. Parlo della “sicurezza nelle scuole”: quale nonna non vorrebbe che il proprio nipotino si trovasse in una scuola sicura? E dentro alla protesta anche i nonni, coi loro simpatici girelli e armati di bastoni e bombole d’ossigeno. Quale madre o padre con un minimo di scrupolo non vorrebbe che il proprio figlio stazionasse per cinque, sei ore al giorno in un posto caldo e accogliente? E dentro tutti i genitori, che a loro volta trovano un eccellente motivo per proclamare uno sciopero nazionale di categoria e fare filone dal luogo di lavoro (le buone abitudini, perché perderle?).

Una protesta che abbia al centro la “sicurezza nelle scuole” è potenzialmente infinita, potrebbe portare a scioperare in tutti i duecento giorni regolari di scuola. D’estate e durante le feste di Natale e Pasqua no, che la villeggiatura preme. Ma durante tutto il corso dell’anno scolastico, ciascuno avrebbe il diritto di chiedere per sé e per gli altri una Scuola Sicura. Poco importa che la scuola che frequento, progettata da Renzo Piano e costruita con tutti i crismi della sicurezza nell’edilizia pubblica, costata 11 mila euro al mq, sia sicurissima: c’è sempre, in qualche angolo del Paese, una scuola cadente, un ex ufficio postale adibito a Liceo Scientifico, una fabbrica d’insaccati eretta a Liceo Artistico, un palazzetto umbertino pericolosamente inclinato su un lato assurto a Liceo Classico.

Tutti in strada, dunque, a protestare per le Scuole Sicure. Vuoi mettere? Togliersi dall’imbarazzo di dover giustificare i punti salienti di una protesta politica, contro una qualche riforma che non ci piace ma non sappiamo perché. Ai giornalisti impiccioni tutti, invariabilmente, sapranno rispondere: “Perché scioperate?” “Per le Scuole Sicure!”. E tutti approveranno.

Marzio Maria Cimini

 

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Commenti (19)

  • Federico Vernarelli

    smontare questo articolo mediante argomentazioni sensate significherebbe attribuire troppa importanza al cosiddetto “giornalista” che lo ha scritto e alla redazione che lo ha pubblicato

  • STUDENTE CSP

    TROVO TUTTO CIÒ ASSOLUTAMENTE ANTI DEMOCRATICO CON VELATE DI BERLUSCONISMO E QUALUNQUISMO SPICCIOLO DA FARE PAURA AI DISCORSI DI QUELLO STRONZO CHE SE NE ANDATO SABATO.
    PURTROPPO NON CREDI NEI MOVIMENTI DI PIAZZA CARO CIMINI PERCHÈ DIVORI STAMPA INUTILE E DEVIATA IDEOLOGICAMENTE COME QUELLA CHE PRODUCI D’ALTRONDE. DIVORI FORSE I DISCORSI DI POLITICI ATTACCATI ALLA CASTA CHE HANNO PERSO UN IDEOLOGIA BEN PRECISA SEPPUR SBAGLIATA A FAVORE DELLA COLLA CHE LI ATTACCA SULLE BENEDETTE POLTRONE. SÌ TE LE ROVESCIANO QUESTE PILLOLE DI SAGGEZZA CON L’IMBUTO DELL’IGNORANZA E DEL QUALUNQUISMO. LA PROTESTA OLTRE ALLA SCUOLA SICURA SI SVOLGEVA SULLA CRITICA A UNA RISOLUZIONE SBAGLIATA DELLA CRISI CHE NON SI RISOLVE RIMETTENDO IN PIEDI LO STESSO SISTEMA E PORTANDO AL GOVERNO GLI UOMINI VICINI AL MONDO DELL’ALTAFINANZA E AL MONDO DEI MERCATI. I MERCATI SONO IL BURATTINAIO DI TURNO DELL’EUROPA: ORA BASTA. INVESTIRE SUI BENI COMUNI COME LA SCUOLA L’AQUA I SERVIZI PUBBLICI SARÀ L’UNICA VIA D’USCITA ACCOMPAGNATA DALLA PRESA DI POSIZIONE DA PARTE DELLA GENTE DEL PROBLEMA! E TI DICO UN’ALTRA COSA LEGGITELI I COMUNICATI STAMPA E LE INTERVISTE CHE HANNO FATTO LE TELEVISIONI NEL CORTEO GUARDATELE PER CORTESIA E ONESTÀ INTELLETTUALE!
    P.S. MI CORREGGO QUANDO HO DETTO CHE PRODUCI STAMPA IDEOLOGICAMENTE DEVIATA: IL QUALUNQUISMO NON È UN IDEOLOGIA!
    TI SALUTO CARO CIMINI CON UNA FRASE DI GRAMSCI
    È davvero meravigliosa la lotta che l’umanità combatte da tempo immemorabile; lotta incessante, con cui essa tenta di strappare e lacerare tutti i vincoli che la libidine di dominio di un solo, di una classe, o anche di un intero popolo, tentano di imporle. È questa una epopea che ha avuto innumerevoli eroi ed è stata scritta dagli storici di tutto il mondo. L’uomo, che ad un certo tempo si sente forte, con la coscienza della propria responsabilità e del proprio valore, non vuole che alcun altro gli imponga la sua volontà e pretenda di controllare le sue azioni e il suo pensiero.

  • STUDENTE CSP

    APPRENDO DA FONTI TELEMATICHE CHE SIMPATIZZI PER I RADICALI! MADONNA MIA POVERO PANNELLA CHE GENTE CHE SI RITROVA IN MEZZO ALLE SCATOLE. POVERA ITALIA POVERI RADICALI.

  • Ildifa

    Ci si chiede da dove provenga tutto questo astio malcelato nei confronti della categoria degli studenti…

  • ludovica ricci

    Settembre, andiamo: è tempo di migrare…luogo comune per luogo comune, caro Cimini Marzio Maria, poteva iniziare così il suo proclama anti-protesta e anti-democratico. Perché non di articolo di cronaca si tratta! Ma di un’accozzaglia di luoghi comuni, qualunquistici e superficiali, ai quali fa comodo credere.
    La cronaca, pura e semplice, è che oggi, come in tutte le piazze d’Italia e d’Europa, migliaia di studenti hanno sfilato pacificamente per dire la loro. Anche perché, di cose da dire, noi ne abbiamo tante! Riforme che dequalificano la formazione, tagli indiscriminati che sotterrano la scuola, governi vecchi e nuovi che a tutto pensano meno che al bene dell’Italia e di chi ci vive, scelte politiche che hanno salvaguardato la Casta e che fanno vivere bene solo chi ha più soldi.
    E la mancanza della progettualità per il nostro futuro? La meritocrazia? L’impegno che viene premiato? Dove sono andate a finire tutte queste “cose”? E il Sig. Cimini Marzio Maria si permette di dequalificare le nostre motivazioni, di annullare la forza delle nostre idee, la nostra voglia, sacrosanta, di protestare!! Ma dove vive Sig. Cimini? E dove ha vissuto fino ad adesso? Va ancora avanti con la storia dei “filoni”? O le mancano idee per scrivere di altro? Noi studenti, noi giovani – compresi quelli che “approfittano” delle manifestazioni per non andare a scuola- ci teniamo al nostro futuro! Ci impegniamo per capire quello che succede intorno a noi e per far capire a chi ci governa che abbiamo voce per gridare forte, teste per pensare, e determinazione e colori per cambiare le cose.
    Allora, se lei, Sig. Cimini, ci dà “degli utili idioti”, io le rispondo che dei Sig. Cetto La Qualunque, ne abbiamo le tasche piene. I giovani non sono quelli che “si fanno le cannette” come Lei afferma, né quelli che non sanno il perché di uno sciopero o del malessere sociale. I giovani siamo noi!

  • Un fuori sede emiliano del collettivo

    Credevo si potesse fare politica con i luoghi comuni,ma che il giornalismo lo potesse fare era ben lunge da quello che credevo. Ridurre in chiacchere da bar e pregiudizi da classe dirigente una manifestazione del genere è non solo la testimonianza di quanto questo articolo in sostanza sia privo di fondamenta,dal momento che non ci sono interviste a organizzatori e partecipanti, ma mette in dubbio che ciò possa essere ritenuto un articolo, perchè francamente a me sembra lo sproloquio di un qualsiasi italiano medio dopo aver visto un servizio al telegiornale. Effettivamente sparare a raffica su utili idioti che si fanno le cannette rende l’articolo così mediocre da sperare che venga letto non per il suo alto contenuto giornalistico, ma per il qualunquismo con il quale è stato progettato. L’unica giustificazione che posso dargli è che tutto ciò sia premeditato, ossia che tutti gli studenti che oggi sono andati a manifestare,leggendo questo articolo, si accaniscano di massa,aumentando sensibilmente il numero di accessi di questo sito,che francamente spero sia pieno di articoli validi e privo di articoli del genere. Spero davvero che abbiate architettato una manovra del genere, altrimenti quello che lasciate al lettore è che nonostante Silvio Berlusconi si sia dimesso da quasi una settimana,il suo accanimento e qualunquismo rimarrà sempre in alcuni italiani,testimoniando che non si tratta più di opportunismo e trasformismo per chiunque si trovi al governo,ma che in fondo il nostro ex presidente del consiglio è riuscito a traviare parte del popolo italiano.

  • giovanni

    Cimini e’ cimini se non vi piace non lo leggete…se non lo conoscete sciacquatevi la bocca animali!

    Giovanni da Chieti!

  • Adriano

    Degno della migliore controinformazione, complimenti, nemmeno Ferrara o sallusti avrebbero potuto scrivere un articolo così pieno di un odio ignorante verso gli studenti pescaresi.

  • federico vernarelli

    notare la raffinata capacità argomentativa di giovanni da chieti, paragonabile a quella del signor cimini…

  • raskolnikov

    Cimini sei un qualunquista,vorrei ricordarti i tanti bambini di San Giuliano morti a causa della concezione di sicurezza di alcuni comuni,soprattutto quelli in zona sismica..
    Sei un perfetto esempio di personaggio pirandelliano,ti sei messo la maschera da dandy,gettala e troverai ben poco dietro..

  • Paolo S

    Cari studenti,
    il buon Cimini ha colpito nel segno. Non risiedo nella ridente Pescara, ma nell’uggiosa pianura padana, terra d’efficienza, di produttività, di serietà… ma gli scioperi li facevano anche noi e, in buona parte, per i suddetti futili motivi motivi.

    In questo periodo, a mio modo di vedere, sarebbe necessario manifestare, scioperare o esternare il proprio dissenso per questioni d’alto profilo rimandando le problematiche meno rilevanti a momenti di maggiore prosperità ed armonia sociale.
    Il Paese è diviso e dobbiamo tutti collaborare anche a partire dalle piccole cose come può essere il mettere da parte una stupida questione locale che potrebbe essere discussa in modo ben più valido in altre sedi, e continuare a fare del nostro meglio, sui banchi di scuola o dietro una cattedra. Inoltre, non manifestando per emerite CAZZATE, le vere proteste non finirebbero con il confondersi tra le miriadi di manifestazioni.

    Cordialità.
    ps

  • Redazione

    Questo giornale nasce con due soli obiettivi: essere un giornale LIBERO, e fornire una informazione utile e interessante per il cittadino, con particolare attenzione al mondo dei giovani.

    Da cosa si capisce che Newsabruzzo.it vuole essere un giornale LIBERO? Non so se avete notato che i vostri commenti sono stati pubblicati con una certa dilazione temporale. Applichiamo sempre una moderazione, per evitare eventuali turpiloqui che ripudieremmo con fermezza. Il fatto stesso di aver scelto di pubblicare tutti i vostri commenti dimostra che sulla nostra testata vivono opinioni diverse e mai a senso unico.

    I toni usati stavolta, sia quelli dell’articolo del nostro collaboratore che quelli emersi da alcuni commenti, viaggiano sul filo del rasoio. La nostra linea editoriale è quella di… non avere una linea editoriale. Decidere di non pubblicare un articolo su un tema molto attuale, seppur scritto con uno stile che questa redazione può anche NON CONDIVIDERE, avrebbe significato IMPORRE una linea editoriale. Scegliere di non pubblicare i vostri commenti (potevamo farlo, applicando la moderazione) avrebbe significato la stessa cosa, ovvero IMPORRE una linea editoriale.

    Ci piace sottolineare un commento in particolare, che allude a una strategia precisa di questo giornale, che “avrebbe scelto di pubblicare il famigerato articolo per guadagnare clic”. Rispondiamo tranquillamente che se abbiamo (o avremo) un buon numero di clic, non sarà certo per questo articolo, ma per il particolare modo di fare informazione che abbiamo scelto di perseguire. La scelta si è basata su una pura finalità di interesse per il cittadino (in questo caso, per il mondo dei giovani), con cui vogliamo fortemente stabilire un filo diretto. Chiunque di voi, sfogliando l’archivio di Newsabruzzo.it, potrà constatare con i propri occhi la convivenza di articoli di estrazione e ideologie assolutamente differenti e svariate tra loro, come è nella volontà di questo giornale. Ma sempre accomunati da un interesse pubblico.

    Ribadiamo il concetto chiave: la redazione, intesa come gruppo editoriale e direzione responsabile, può anche NON CONDIVIDERE un articolo di opinione scritto da un proprio collaboratore, e decidere allo stesso tempo di pubblicarlo, a patto che non si valichino certi limiti di espressione linguistica. Così come questo giornale potrà non condividere alcuni commenti di voi lettori, e decidere allo stesso tempo di pubblicarli. Ripetiamo: la scelta editoriale è quella di essere LIBERI, in un’era in cui è sempre più difficile riuscirci.

    Crediamo e speriamo di aver sgombrato il campo da equivoci assolutamente plausibili, e auspichiamo che il dialogo (su questo tema e su temi futuri) possa continuare sempre nel rispetto linguistico delle parti.

  • Antonio Pe

    Marzio Maria Cimini ha scritto cose vere che almeno il 95% degli studenti afferma…lo sciopero si fa’ per fare qualcosa per rivivere il passato stile sessantottini, per rivivere il sogno e il mito dei nostri genitori o di qualche nonno/a. la verita’ e’ che i giovani oggi hanno ad esempio dei genitori che non sanno fare i genitori e pensano che lo sciopero sia come mangiare,respirare o far l’amore ovvero una cosa che va fatta…pensate a studiare pensate ad acculturarvi pensate a diventare delle grandi persone e lasciate perdere queste cose che non servono a nulla.

    Antonio

  • veneruso

    Marzio Maria Cimini ha scritto cose vere che almeno il 95% degli studenti afferma…lo sciopero si fa’ per fare qualcosa per rivivere il passato stile sessantottini, per rivivere il sogno e il mito dei nostri genitori o di qualche nonno/a. la verita’ e’ che i giovani oggi hanno ad esempio dei genitori che non sanno fare i genitori e pensano che lo sciopero sia come mangiare,respirare o far l’amore ovvero una cosa che va fatta…pensate a studiare pensate ad acculturarvi pensate a diventare delle grandi persone e lasciate perdere queste cose che non servono a nulla.

    Antonio

  • Silvia C.

    A me non sembra affatto un articolo anti-democratico perché qui non si sta facendo nessuna critica al diritto allo sciopero o un processo alle nobilissime intenzioni di manifestazioni e proteste organizzate dagli studenti (e non). Innanzitutto, si noti che l’articoletto ha un tono semiserio e va pertanto preso per quel che è: un’osservazione ironica di alcune pratiche studentesche che effettivamente risultano molto spesso ingenue. È un fatto che gli scioperi studenteschi si concentrano in questo periodo dell’anno per poi andar scemando poco prima delle feste di Natale ed è innegabile che molti studenti che partecipano allo sciopero non ne sanno bene il perché e sono spinti solo dalla voglia di “far filone”. Quelli descritti da Marzio non sono luoghi comuni, ma sono i vari “topoi” degli studenti in sciopero: quelli informati e convinti, quelli che se ne vanno a zonzo, quelli che se ne restano a casa e i crumiri che temono ritorsioni paterne, e io ho riconosciuto perfettamente me stessa e i miei vecchi compagni di classe in questo ritratto. Ribadisco che si tratta di una descrizione ironica – e non di una critica – dell’ingenuità e della superficialità spesso dimostrata dai giovani nella loro partecipazione a questi scioperi. Conosco bene Marzio e so per certo che crede nello sciopero e nelle manifestazioni di piazza come strumento di esercizio della democrazia e parla di “utili idioti” solo quando si mette nella prospettiva di quelli che non se ne fregano niente ma sono comunque grati a chi ci crede così possono far vacanza. Io sono stata spesso utile idiota ma sono stata a volte anche marmaglia: che ci siano entrambi i soggetti non sminuisce il senso dello sciopero, che va comunque fatto; semmai lo sciopero viene indebolito dal fatto che negli ultimi anni, specialmente in Italia, si è dimostrato inefficace dal punto di vista politico e pratico ed è stato svuotato quindi della sua forza, diventando più una specie di rito autunnale che una vera e propria azione di protesta.

  • veneruso

    condivido 100%. Complimenti

    Stex

  • Marzio Maria Cimini

    Carissimi lettori,
    come vi sarà facile immaginare, ogni articolo, su qualunque testata giornalistica venga pubblicato, raccoglie intorno a sé una schiera di favorevoli e una di contrari, come anche una di indifferenti. Mano a mano che ci si allontana dall’indifferenza, in una direzione o nell’altra, aumenta la vis polemica e la difesa o l’attacco si fanno più accesi.
    Io non immaginavo che questo mio articolo dagli intenti ironici, che certamente tracima nel sarcastico, avrebbe raccolto attorno a sé una tale attenzione, e per questo mi dico lieto. Lieto anche degli insulti, lieto delle cattive interpretazioni, lieto delle accuse e delle difese, che non sono state sollecitate e che non sempre mi trovano d’accordo (ringrazio ad esempio Giovanni da Chieti, ma io non sono nessuno, e anzi vorrei sempre che a leggermi ci fosse chi non la pensa come me: litigare mi diverte sempre un sacco, se ne esce riappacificati con sé e con gli altri).
    Questo gioco, che i giornali sollecitano, regge la civiltà occidentale da almeno un paio di millenni, e si chiama “dialettica”.
    Non entrerò nel merito delle accuse: esse mi vengono da soggetti senza volto, e il Raskolnikov del libro mi piace molto più di questo: quello è lacerato al suo interno, sovrastato dal delitto e dalla pena, questo invece non contempla una dualità dentro di sé e la vede solo fuori.
    Vernarelli, che ha avuto il buongusto di firmarsi, s’è conquistato l’onore delle armi e ha discusso privatamente con me delle accuse che non mi ha mosso pubblicamente, per quanto indignato.
    Mi si accusa di essere antidemocratico, qualunquista, addirittura berlusconiano (a me?!), mi si fa una colpa d’essere radicale e si compiange il canuto capo di Pannella per avere tra le sue fila gentaglia come me, mi si accusa di fare controinformazione e d’essere alla stregua di Ferrara e di Sallusti (ma io sono assai più magro del primo e assai più bello del secondo), mi si cita contro l’amato Gramsci (ahimé, troppo citato e troppo poco letto), e infine mi s’accusa d’odiare gli studenti. Ma io, cari amici, sono studente, ho venticinque anni, avevo l’età di quelli che oggi protestano appena qualche anno fa, sono stato rappresentante (di maggioranza) degli studenti del Liceo Classico di Pescara e non ho alcuna tesi da dimostrare a favore o contro la protesta di questi giorni. Il mio intento era quello di scrivere una riflessione sulla fenomenologia della protesta, e di farlo in chiave umoristica. Con un minimo di onestà intellettuale non si potrà non convenire con me che non tutti i motivi di sciopero hanno la medesima dignità, e che non tutti i manifestanti hanno le idee chiarissime a proposito. Non può intendersi il mio articolo come una delegittimazione della vostra protesta, e se tanto poco basta, allora la vostra protesta è debole (tra parentesi ieri sera da Santoro i vostri colleghi non hanno fatto una gran bella figura…).
    Il mio invito è di prendere l’articolo e leggerlo per quello che è: una fenomenologia umoristica della protesta studentesca. Gramsci avrebbe apprezzato.

  • Federico Giancristofaro

    Caro Marzio (perdonami se ti do del tu), saperti un ex studente della scuola che frequento mi ha permesso di rileggere l’articolo in un’altra ottica e capire, o magari fraintendere, qualcosa in più.
    Un appunto sulla tua risposta ai commmenti precedenti: le intenzioni, anche se sono delle migliori, non sempre vengono messe in pratica al meglio. Tu magari non volevi “delegittimare la nostra protesta”, ma il risultato è stato proprio quello: nel tuo articolo (di cui sono riuscito ad apprezzare enormemente la forma nonostante il contenuto, chapeau) mentre cerchi di fare “fenomenologia umoristica della protesta studentesca” quello che risalta di più è il dipinto davvero poco fedele del corteo che si è svolto nella giornata di ieri. La domanda che mi sorge spontane è: quale è stato il modello che hai osservato per eseguire questo dipinto? Dalle tue parole si evince chiaramente la tua totale estraneità al suddetto corteo, perchè se avessi preso quantomeno la briga di ascoltare quello che li veniva detto, ti saresti reso conto che la realtà vissuta da quei ragazzi non è costituita di certo da edifici firmati da Renzo Piano, anzi. I giovani seduti ieri nella piazza antistante il Comune di Pescara che gridavano alla “Scuola Sicura” hanno tutto da inividiare a chi come noi ha la fortuna di possedere una struttura ocme quella di Via Venezia, e se avessi sentito le storie che hanno raccontato, te ne saresti reso conto. La conclusione di questo prolisso appunto è: se vuoi fare la tua bella satira di costume degli studenti di oggi, potresti evitare di propinare ai tuoi lettori concetti lontani dalla realtà. Gli “utili idioti” a Pescara non sono pochi, anzi.
    P.S. Mi ha dato da riflettere una contraddizione in cui sei caduto: ti sei prontamente inserito nella categoria degli studenti, ma ti sei dissociato dal resto della comunità studentesca con l’espressione “i vostri colleghi” inerente agli studenti comparsi ieri in Servizio Pubblico. Ieri era la giornata internazionale della mobilitazione studentesca, in cui secondo me ogni persona che si riconosca come studente deve scendere in piazza non necessariamente per protestare o mostrare dissenso(anche se al momento la scuola pubblica ha molto da rivendicare), ma anche semplicemente per supportarci, per dimostrare al resto della società che noi ci siamo, siamo il futuro e non andiamo dimenticati nè sottovalutati. Se poi tu non riconosci il valore di una giornata del genere, e preferisci vivere il tuo essere studente da dietro una scrivania, come preferisci.

  • Pier Franco Brandimarte

    Un po’ di anni fa, uno sciopero all’anno era il minimo, garantito come il sabato fascista(chi siamo noi per contravvenire le tradizioni?). E poi, se il rappresentante era bravo si ventilava l’occupazione ma poi si faceva almeno due settimane di autogestione. Se era mediocre almeno una, o un tre giorni di consolazione. Le carte venivano firmate con qualche sbuffo digestivo e partiva l’organizzazione. Ogni aula un’attività, dal cinema al gioco di ruolo e d’azzardo.E ne avrei molte altre da dire…
    Ma naturalmente gli studenti delle superiori d’oggi saranno più intelligenti di noi…

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