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Giulia Di Quilio, regina del burlesque



1061660 10151835454202805 365811712 n 300x205 Giulia Di Quilio, regina del burlesqueE’ in scena dall’8 marzo al Salone Margherita di Roma lo spettacolo Burlesque, la cui primadonna è una ragazza abruzzese molto attaccata alla sua terra

 

di Marzio Maria Cimini e Dario Franzin

 

Luogo di delizia, il Salone Margherita, a due passi da Piazza di Spagna: calde boiseries, scintillanti lampadari, avvolgenti velluti cremisi in un ambiente raccolto, più vicino ad un salotto belle époque che ad un teatro. Dalla fine del secolo decimonono si consuma sulle tavole del suo piccolo palco un’arte fescennina, per lunghi decenni uno dei passatempi preferiti dalle sponde settentrionali del Mediterraneo fino alle gelide acque del Nord d’Europa: il varietà. E cioè quell’insieme di canzoncine scemotte, a volte ardite, di bellezze più svelate che coperte, di soprano dall’angelica voce ma rifiutate dai teatri d’Opera, di attori istrionici che offrivano la loro grande arte in cambio di una risata e d’un applauso. Qui, al Salone che omaggia la regina d’Italia più nota per la pizza che per la sua trista vedovanza, Petrolini diveniva ora Gastone ora Nerone, latore di un’arte inimitabile; qui Totò, quando ancora non annoiava gli ospiti con la lunghissima teoria dei suoi cognomi, si esibiva in sketch irresistibili insieme ad una giovane Anna Magnani, già gelosissima delle sue occhiaie, che l’anemia e il corvino dei capelli facevano risaltare.

Ma il salone Margherita è da sempre anche tempio della bellezza femminile: sciantose e ballerine e, in tempi più recenti, santuario della satira politica all’italiana, in cui il Bagaglino, senza mai cacciare fuori gli artigli, si divertiva a gigioneggiare coi politici presenti in sala, lieti di una visibilità pronta a convertirsi in risultati elettorali e di gettarsi sulle piccantissime pennette all’arrabbiata dell’intervallo.

Ora che quell’epoca è finita, che il Bagaglino di Pingitore ha levato le tende, uno spettacolo dal titolo Burlesque cerca di riportare alla sua antica vocazione questo luogo felice: più vicino infatti al varietà come s’è andato affermando nell’ultimo periodo –lontano dai suoi fasti, oggi incarnati solo dal gigantesco Paolo Poli-  che al burlesque strillato dal cartellone, lo spettatore potrà osservare sul palco 11 bellezze che si contendono la scena cantando e danzando con numeri salaci e vedo-non-vedo da educande, visti i tempi…

Ma tra tutte spicca la luminosissima presenza della sua primadonna, la rossa dalla pelle di perla: Giulia Di Quilio. Che sorpresa scoprirla conterranea, teatina della “Vrecciarola”! Ma sorpresa ancor più grande è scoprirla non solo dotata di  un magnifico corpo che muove con grazia superba durante lo spettacolo, ma di uno splendido sorriso sempre pronto al riso, lontano da pose divistiche, il cui fascino è esaltato da uno strepitoso paio d’occhi verdi.

Che bellezza ha, questa ragazza abruzzese appena trentenne? Una bellezza antica, si direbbe, più vicina ai quadri di Aristide Sartorio, di de Nittis, di Corcos, vicina alle bellezze che calcavano le scene début  du siècle che alla sciapa bellezza scolpita nel silicone che ha assalito l’immaginario collettivo odierno. E non ci sbagliamo troppo, quando ci dice che lei s’ispira a Rita Hayworth, rossa come lei, alle bellezze un po’ pin-up degli anni ’50.

“Ma io sono e resto un’attrice! Un’attrice che per caso è approdata al burlesque e se n’è innamorata: in dieci giorni ho messo su uno spettacolo, ho cucito da me i vestiti, mi sono fatta i manifesti, mi sono contrabbandata diva del burlesque! Io recito questo ruolo!”

E lo fa splendidamente, aggiungiamo noi.

“Quando anche in Italia prende piede questa moda del burlesque io decido che fa per me, che ho un rapporto molto felice col mio corpo. Nelle mie esperienze di attrice ho sempre esibito il mio corpo come strumento ideale della recitazione: ne La sconosciuta di Giuseppe Tornatore, ad esempio, oltre ad avere una piccola parte, faccio la controfigura della protagonista in tutte le scene di nudo. Per me è del tutto normale recitare senza vestiti. Così il burlesque è per me un momento di grande libertà, di grande divertimento”.

E’ vero, Giulia si spoglia sul palco con una letizia tale da risultare coinvolgente, e la sua arte di seduzione è accresciuta da una persistente ironia. Ad apprezzarla sono soprattutto le donne: ce lo dice lei e ce ne accorgiamo noi guardando il multiforme popolo del salone Margherita. “Le donne comprendono più a fondo degli uomini il complesso gioco di fascino e tentazione che sta dietro al burlesque, t’invidiano mentre ti contemplano, cercano l’emulazione dietro l’ammirazione”.

Ma che cos’è, questo burlesque?

“Per me è soprattutto un modo di esercitare la mia creatività: ti devi inventare tutto, dagli abiti di scena ai balli –io, che non sono ballerina!- ai dettagli, devi cercare di attrarre il pubblico da sola sulla scena, giocare con te stessa e con loro nello stesso momento. E’ anche un grande esercizio di disciplina del tuo corpo: non si tratta solo di ancheggiare o di spogliarsi, il burlesque è controllo del tuo erotismo, i tuoi gesti devono avere un significato maggiore, allusivo e divertito, gioioso e seducente”.

Va bene, ma alla fine ti trovi quasi del tutto nuda –anzi, completamente nuda, sola tra 11 donne ad ardire fino a questo punto- davanti a diecine di persone. Non sarà, tutto questo spogliarsi, un mascheramento? Il paradosso dello scoprirsi del tutto per nascondere i tuoi limiti?

E qui Giulia si fa pensosa, si direbbe quasi che un velo di stupore le infiammi le gote: “Avete ragione -dice emergendo dal rossore con un sorriso splendente- è così! Non ci avevo ancora pensato per bene: io sono molto timida, la mia bellezza mi crea imbarazzo, m’è di impaccio, solo sul palco mi sento bella al cento per cento, mi sento veramente donna, padrona della mia femminilità. E’ una femminilità senza goffaggini, senza pudori: il mio corpo, pur imperfetto, è esaltato da quest’arte”.

E come darle torto? Il suo corpo, slanciato e potente, sulla scena sembra statuario, lontano dalla figura minuta che dopo lo spettacolo ci troviamo davanti: l’esaltazione della donna passa attraverso l’ostentazione di un corpo mobile, morbido, tanto lontano da quelli miseramente magri e cesellati dalla nevrosi del cibo che c’impongono quotidianamente.

“Figurarsi se potevo fare moda, io, che amo mangiare più di ogni cosa!”. E infatti la prima cosa che ci dice appena uscita dai camerini è “che fame!”.

E qui Giulia caccia fuori l’abruzzese verace che tanti anni lontana da casa non sono riusciti a sopire: la figlia di un ristoratore non può che essere una buona forchetta!

“I miei hanno avuto per tanti anni un ristorante a Chieti. Per questo il mio rapporto con l’Abruzzo è molto viscerale, passa attraverso le tradizioni, prima di tutto quella culinaria. E poi ho un rapporto splendido con la mia famiglia: tornare a casa vuol dire tornare in un’isola di pace, fatta di caminetto, di riposo. Di mangiate!”.

E che cosa dicono di questa tua passione, a casa? In Italia, purtroppo, non c’è lo stesso rapporto idilliaco che tu hai col tuo corpo nudo…

“A 16 anni, studentessa al Liceo Artistico “Misticoni” di Pescara, ho iniziato a fare qualche concorso di bellezza. E già allora si iniziava a spettegolare. Ma io sono andata dritta per la mia strada: dopo una parentesi milanese nel mondo della moda, sentendo che non ero solo un corpo da esibire, ma strumento della mia creatività, sono venuta a Roma per un corso di teatro-musical col grande Garinei. Poi ho avuto piccoli ruoli in TV (Crimini su Rai2) e al cinema. Poi, dopo che mi ero inventata diva del burlesque, ho fatto un reality su Sky, Lady Burlesque, esibendomi col nome di Vesper Julie. Certo, qualche batosta a mio padre gliel’ho data! Ma mia madre mi ha sempre molto sostenuta, e poi quando i miei si sono accorti che stavo impegnandomi seriamente, e i risultati non si sono fatti attendere, si sono schierati senza indugi dalla mia parte!”.

E infine Gino Landi la vuole per questo spettacolo, provato maniacalmente per due mesi, otto ore al giorno, e tutti possiamo ammirarla sulle scene fino al 13 maggio prossimo.

Poi  la si potrà vedere nel Miles gloriosus di Plauto, a Tindari, in Sicilia, perché Giulia continua a inseguire ogni genere d’espressione artistica, senza imbarazzi, senza inutili pudori, senza ridicole inibizioni: è un’esaltazione del corpo femminile, del suo oscuro potere, della sua vitale libertà, della sua intima bellezza.

Giulia questo lo sa, e lo dimostra coraggiosamente con una leggerezza e un’ironia che molte donne dovrebbero imitarle.

Una stella abruzzese brilla nella costellazione dello spettacolo italiano, una donna che avrebbe fatto girare la testa a d’Annunzio e che, questa sera, l’ha fatta girare a noi.

In fondo, anche questo 2012 è un début du siècle.

 

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